DIARIO DI VIAGGIO

La storia di un viaggio compiuto da un Uomo, una Donna e un Commissario, alla ricerca di una Signora imprendibile.

giovedì, settembre 25, 2003

Fettuccine al sugo di lepre, straccetti della pieve e vino del contadino. Mangiammo in silenzio. E non era tanto la fame, quanto l'imbarazzo di quella situazione irreale. Noi, dopo tanti anni di silenzio distante, intorno a quel tavolo, sul punto di partire alle calcagna di uno che non conoscevamo piú, di cui forse non avremmo neanche riconosciuto la faccia... Perché?

Dino prese un respiro lungo e meditato e disse: "Eccoci qua." Il silenzio che ne seguí fu ancora piú pesante del precedente. Le posate che sbattevano lievemente sui piatti scandivano disordinatamente quel tempo interminabile. "Credo che glielo dobbiamo..."

"E perché?", chiesi io distrattamente. "Perché cazzo gli dobbiamo qualcosa a quello scavezzacollo che un giorno è sparito senza neanche salutare..."

"Perché... perché...", Dino Sauro era senza risposte, e dentro di sé si arrovellava intorno a quella domanda apparentemente banale: già, per quale oscuro motivo si erano scomodati per Cavaradossi, invisibile da un numero imprecisato di anni, muto da altrettanto tempo, sordo ad ogni richiamo dell'amicizia?

"Perché si è rivolto a noi, ecco perché."

La voce di Ale aveva aperto come d'incanto una breccia luminosa nell'oscuro vagare dei loro pensieri. Era proprio vero: lui aveva chiamato e loro, beh loro avevano risposto.

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giovedì, settembre 18, 2003

Massimo Gresini ci aspettava in piedi sulla porta. Le braccia incrociate sul petto, la pipa sbilenca appesa al labbro inferiore, gli occhiali appoggiati sulla punta del naso. "Ecco la banda al completo!" Esclamò, e ci diede le spalle. Lo seguimmo su per le scale, ognuno scomparve come per incanto nella propria stanza. Dino Sauro fischiettava distrattamente una canzone scarsamente identificabile dell'Assemblea Musicale Teatrale... Altri tempi, quelli là. Avevamo tutti i capelli e Ale non aveva bisogno delle stecche per tenersi su... Le stecche, in quegli anni, non le portava nessuno: né addosso, e meno nel cervello.

Io mi stravaccai sul letto, feci volare le scarpe proprio sotto la finestra e cominciai a fissare come un imbecille il soffitto. "Saigon, merda.", avrebbe detto l'amico Martin mentre Jim e le "porte" facevano girare le pale del ventilatore con le loro note apocalittiche... Perché cazzo Cavaradossi ci aveva mandato quella lettera? E perché poi non diceva dove si trovava, cosa faceva, con chi...? Valladolid, ma non in Spagna... E poi, Porretta. Era quasi l'ora di cena.... A Cavaradossi gli volevamo bene, avremmo potuto andare subito al suo studio... Il cugino ci aspettava... Gli volevamo bene, ma... Piú dell'amore, poté il digiuno.

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giovedì, settembre 11, 2003

Lo stomaco... Con quello stomaco ci convivevo da un'intera vita. Ci avrei dovuto fare l'abitudine, avrei dovuto imparare ad andare avanti a suon di malox, acidin e passatout... e invece no. Come sempre non avevo portato niente con me... Resistere, resistere, resistere. Scesi dal bus e, insieme a Sauro e quella pazza scatenata di Ale, mi feci largo tra i passeggeri indaffarati e vocianti. Mompracem, cosí si chimava la pensione dove avremmo passato quella lunga notte. E ancora non sapevamo che sarebbe stata lunghissima, interminabile e, in fondo, decisiva per le nostre fragili vite.

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mercoledì, settembre 10, 2003

Dopo un viaggio fatto di pensieri e scossoni arrivai a destinazione con lo stomaco sottosopra. Mi ci voleva una bella dormita e invece eccomi all'inizio di una nuova indagine...

alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it)

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