DIARIO DI VIAGGIO

La storia di un viaggio compiuto da un Uomo, una Donna e un Commissario, alla ricerca di una Signora imprendibile.

martedì, agosto 19, 2003

..eppure al telefono, qualche ora prima, la sua voce concitata tradiva quell'apparente calma che ora mostrava durante il viaggio. Lo conoscevo e sapevo che era capace di non far trapelare nulla quando non era il caso. La corriera aveva un discreto numero di passeggeri...era troppo rischioso...forse qualcuno avrebbe notato, ascoltato..e Sauro lo sapeva. Per questo aveva quell'aria dimessa da nonno in visita al nipotino. Io lo conoscevo bene e per questo non ci cascavo, ma era bravo davvero e capivo quanto gli costasse ora far finta di nulla.

alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it) alle 19:00 del 18 agosto, 2003

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lunedì, agosto 18, 2003

Dino Sauro, di professione poliziotto. Eppure, niente a che vedere con i giganti masticagomma dei telefilm americani. Piccolo, abbastanza elegante, un incrocio tra Maigret e un impiegato delle poste. Per piú di trent'anni, furti, rapine, morti, tradimenti... Una routine che non trovava affatto interessante. Poi, a un tratto, la pensione. Da quando era venuto in pensione, la sua vita aveva preso una piega che lui definiva stravagante. Improvvisamente, la routine era scomparsa, lasciando il posto a una catastrofica sequela di disgrazie, incontri, omicidi.... In due anni di "riposo", Sauro aveva dato la caccia a una donna che uccideva gli uomini con gli urli, a uno spacciatore di libri e a una banda di sabotatori di sogni. Né piú, né meno.

Se ne stava lí, sul sedile davanti, leggendo un libro di Salgari. Come se nulla fosse. Come se quel giorno non stessero per affrontare il peggior giorno della loro vita.

posted by Portos 17:04 | commenti (2)

Avevo deciso di partire da Porretta, dove Cavaradossi aveva lasciato una scrivania piena di carte, appunti. Il cugino al telefono mi disse che non aveva toccato nulla del suo studio...da quando era andato via, senza lasciare traccia, quello studio era come un piccolo porto e il cugino sperava che un giorno o l'altro sarebbe tornato. Tornare a Porretta, dopo esserci stato con Ale anni addietro, non era una grande idea...tanti ricordi come piccole ferite...ma era il punto di partenza delle indagini. Non potevamo fare diversamente e la presenza di Sauro era una garanzia...

alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it) alle 09:14 del 17 agosto, 2003

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domenica, agosto 17, 2003

Mario Cavaradossi, un passato da barista (si fa per dire) al Piccolo Bar di Porto Garibaldi, un presente da inutile impiegato di un agenzia di pompe funebri a cavallo dell'appennino. Ale, Sauro ed io lo conoscevamo da almeno vent'anni, da quando mischiava il martini con il succo di cocco e diceva che lo aveva imparato a Puerto Escondido, e nessuno ci credeva, e allora lui sciorinava tre o quattro parole in spagnolo, raccontava che aveva perso la testa per una messicana, ma che un giorno il marito di lei lo aveva riempito di botte e che allora aveva dovuto lasciare il paradiso... madre de dios... carramba... ese cabrón hijo de la chingada.... Me lo ricordo come se fosse ieri. Poi un giorno ci disse che avrebbe cambiato lavoro, che il bar non gli offriva niente, che si sentiva sprecato, che c'era un cugino dalle parti di Porretta che voleva aprire un agenzia di viaggi... Non aveva capito un cazzo. L'agenzia c'era, ma i viaggi erano di sola andata. Accettò di buon grado, anche perché al Piccolo Bar avevano appena assunto un malese. Lo chiamavano Sandokan. Era un vero professionista dell'oliva nella scimitarra... Lo perdemmo di vista per una decina d'anni, o meglio ci perdemmo di vista. Tutti. Io con i miei voli pindarici, Sauro con la promozione ad Agrigento, Ale con non so checcazzo di setta cristiana... Insomma, ognuno perso dietro ai propri guai, come disse il poeta.

Improvvisamente, 3 anni fa, verso la fine del 2000, mi cadde dal cielo una cartolina dritta dritta dal Messico. Era proprio lui, il Cavaradossi, che era tornato da quelle parti, che viveva in un posto chiamato Valladolid, che non era in Spagna, insomma... la cartolina era troppo piccola per contenere tanto tempo, tante assenze e molti, troppi rimpianti.

posted by Portos 00:38 | commenti (1)

Ad ogni modo decisi di non lasciarmi distrarre da Ale, il passato era passato pure per me no?..Ora dovevamo concentrarci sul caso e io più di loro due messi insieme. Potevano darmi una bella mano ma sapevo che tutto dipendeva in larga parte da me...lo dovevo a Cavardossi, non potevo abbandonarlo proprio ora...

alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it) alle 12:35 del 16 agosto, 2003

posted by Portos 00:06 | commenti

sabato, agosto 16, 2003

Odio le corriere. Le coincidenze, poi, neanche a parlarne. E poi perché caspita si era vestita a quel modo?! Io e Sauro ci guardammo negli occhi, increduli. Il povero Cavaradossi aveva proprio ragione: Ale era sempre sopra le righe, o sotto. Dipendendo da quello che era più conveniente: sotto se era meglio sopra e sopra se era meglio... Ma lasciamo stare. Salimmo sulla corriera e ci accomodammo sui sedili davanti, perché la "polizia" soffriva di mal d'auto e gli veniva sempre da vomitare. Ci aspettavano 4 ore di pullman, tutte curve. Roba da stare allegri...

posted by Portos 02:27 | commenti (1)

Ale arrivò alle 6 e 10, appena in tempo per fare i biglietti e salire sulla corriera. Bastò uno sguardo per azzerare il nervoso di colpo: rischiavamo di perdere la coincidenza delle 8 e 30 ma non potevo prendermela con quella deliziosa figura che si presentava, nonstante l'orario, vestita e sistemata di tutto punto. Come un lampo percepii tra i miei pensieri il rammarico di non partire per un fine settimana romantico, ma la situazione imponeva tutt'altri programmi e Ale forse non avrebbe accettato l'invito a partire con me se non avesse avuto la certezza che si trattava solo di un caso. Solo per questo aveva accettato: una donna può essere una carta vincente nel corso di un indagine, lei lo sapeva e aveva accettato di aiutarmi, ma per quanto riguarda il resto era ormai acqua passata o comunque lei si comportava come se così fosse.

alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it) alle 11:39 del 15 agosto, 2003

posted by Portos 02:20 | commenti

giovedì, agosto 14, 2003

Ale, l'amica del povero Cavaradossi, ci avrebbe raggiunti all'edicola del Compay, intorno alle 6. Non avevamo molto tempo, anche perché quel testa di cazzo di Dino era convinto che la pista giusta partiva con la corriera delle 6 e 12 minuti. Avremmo preso quella, con l'idea di essere finalmente a cavallo. La vespa gridava per le strade deserte di quella città irriconoscibile, incurante di tutti quei poveri cristi che dormivano nei loro letti. Io me ne vergognavo come un cane.

posted by Portos 21:25 | commenti (1)

..d'altra parte la sua telefonata di poco prima mi aveva incuriosito...lo devo ammettere nonostante dichiari sempre, in ogni occasione, che nulla più mi soprende... ed ora mi ritrovavo mezzo assonnato alla guida della mia vespa. Dovevamo incontrarci al parco, a mezz'ora da casa mia. Luogo abbastanza retorico per iniziare un caso...

(alessandrarossi (http://alessandrarossi.splinder.it) alle 19:27 del 14 agosto, 2003)

posted by Portos 21:25 | commenti

Dino Sauro non era un uomo cattivo, ma da quando era andato in pensione era veramente un rompicoglioni. Non so perché avevo accettato di uscire a quell'ora insalubre del mattino, non lo avevo fatto mai, neanche quando avevo vent'anni. E sí che vent'anni li avevo un secolo fa, eppure non lo avevo mai fatto perché mi sembrava stupido alzarsi prima degli uccelli, essere costretti a vagare per il deserto di una città inospitale, e salutare tutti i metronotte della zona, e il fornaio... Non so perché avevo accettato, e certamente avrei fatto meglio a rimanermene a letto quel giorno. Ma Dino era un rompicoglioni ostinato ed io, beh io gli volevo bene. Anche se era un ex poliziotto.

posted by Portos 19:16 | commenti (2)